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CAPITOLO VIII
La nuova Parigi
Voltandomi a lato del ponte che avevo già nominato ponte di scambio, vidi che non era più schiacciato da brutte piccole case. (27)
La mia vista si immerse con piacere lungo il largo corso della Senna; e questa vista davvero unica per me era sempre nuova.
«In verità, ecco dei cambiamenti ammirevoli!»
«È vero, peccato che a noi ricordano un evento funesto; causato dalla vostra estrema negligenza.»
«Noi! Come è successo, me lo puoi dire, per favore?»
«La storia riporta che voi parlavate sempre di abbattere queste case insulse e che non le avete mai abbattute. Dunque, un giorno in cui i vostri magistrati municipali fecero precedere un pasto sontuoso da un magro spettacolo di fuochi d'artificio (il tutto per celebrare l'anniversario di un santo a cui, senza dubbio, i francesi devono la più grande devozione), il rumore dei cannoni, delle scatole e dei petardi fu sufficiente per abbattere le vecchie baracche erette su questi vecchi ponti; tremarono e crollarono sui loro abitanti. Il crollo di una ne faceva crollare un'altra. Perirono mille cittadini; ed i magistrati a cui appartenevano le rendite delle case, maledicevano i fuochi d'artificio e perfino il pasto.
«Negli anni successivi non si fece più tanto rumore per niente. Il denaro che faceva saltare in aria o che causava gravi indigestioni, fu impiegato come finanziamento per il restauro e la manutenzione dei ponti. Si rimpianse di non aver seguito questa idea negli anni precedenti; ma era il destino del vostro secolo di non voler riconoscere le proprie enormi stupidità finché non erano arrivate fino in fondo.
«Vieni a fare una passeggiata da questa parte; vedrai qualche demolizione che abbiamo fatto, credo molto appropriata. Queste due ali del Quattro Nazioni non rovinano più una delle più belle banchine, lasciando i segni di una Vendetta Cardinale.
«Abbiamo messo l'Hôtel-de-Ville di fronte al Louvre; e quando facciamo delle celebrazioni pubbliche, pensiamo semplicemente che sono fatte per il popolo. La piazza è spaziosa: nessuno viene mutilato dai fuochi d'artificio o dai calci della soldatesca che, ai vostri tempi (che cosa incredibile!) ferivano talvolta gli spettatori, e li ferivano senza essere puniti.» (28)
«Guarda come abbiamo messo ciascuna statua equestre dei Re successori del vostro al centro di ogni ponte. Questa sequenza di Re innalzata senza pompa all'interno della città, produce un panorama interessante. Sovrastando il ponte che innaffia e fertilizza la città, sembrano gli Dei Guardiani. Collocati tutti come il buon Enrico IV, hanno un'aria più vicina al popolo che se fossero messi in luoghi (29) in cui la vista è limitata.»
«Questi, grandi e naturali, non hanno comportato delle grandi spese. I nostri Re dopo la loro morte non prelevano questo tributo finale che, nel vostro secolo, aggravava la condizione di cittadini già esausti.
«Vidi con molta soddisfazione che erano stati rimossi gli schiavi incatenati (30) ai piedi delle statue dei nostri Re, che erano state rimosse le iscrizioni fastose e, sebbene questa adulazione grossolana fosse la meno dannosa di tutte, era stata cancellata la minima traccia di menzogna e orgoglio.
Mi disse che la Bastiglia era stata cambiata completamente da un Principe che non si credeva il Dio degli uomini e che credeva nel Giudice dei Re. Che sui detriti di questo orribile castello, giustamente chiamato il palazzo della vendetta (e di una vendetta regale), era stato costruito un tempio alla Clemenza. Nessun cittadino poteva essere allontanato dalla società senza un processo pubblico, le lettres de cachet erano un termine sconosciuto al popolo. Questo nome era noto agli eruditi instancabili che studiavano il passato oscuro dei tempi barbarici. Era stato scritto anche un libro intitolato: "Tratti comuni tra le lettres de cachet e la linea asiatica". Senza quasi accorgersene avevamo attraversato le Tuileries, in cui entravano tutti: mi sembrarono ancora più belle. (31)
Non mi venne chiesto niente per sedere in questo giardino reale. Ci ritrovammo nella piazza Luigi XV.
La mia guida, prendendomi la mano, mi disse sorridendo: «Dovresti aver vista l'inaugurazione di questa statua equestre.»
«Si, ero giovane allora, e curioso come ora.»
«Ma sai bene che questo è un capolavoro degno del nostro secolo, noi lo ammiriamo ancora tutti i giorni e quando vogliamo contemplare la prospettiva del castello ci sembra, soprattutto al tramonto, coronata dai raggi più belli. Questi magnifici viali formano una quinta felice e chi ha fatto il progetto aveva molto gusto; ha avuto il merito di prevedere il grande effetto che avrebbe fatto un giorno.
«Ho letto però che ai vostri tempi degli uomini tanto gelosi quanto ignoranti criticarono questa statua e questo posto, che avrebbero dovuto soltanto ammirare.» (32) (32) - Soltanto in Francia l'arte di tacere non è un merito. Potete riconoscere un francese più difficilmente dall'aspetto e dal suo accento che dalla facilità che ha di parlare e discutere di tutto; non sa mai dire: Questo non lo conosco per niente.
«Oggi se ci fosse un uomo capace di dire una simile sciocchezza, appena aprisse la bocca, gli volteremmo le spalle.»
Continuai la mia curiosa passeggiata; ma i dettagli sarebbero troppo lunghi. Tra l'altro quando si ricorda un sogno si dimentica sempre qualcosa. Ogni angolo di strada aveva una bella fontana, che lasciava uscire un'acqua pura e trasparente Cadeva su una coppa d'argento e il suo cristallo faceva venire voglia di berla. Questa coppa offriva a tutti i passanti una tazza di salute. L'acqua scorreva nel ruscello sempre limpido e lavava molto bene il pavimento.
«Ecco il progetto ideato dal vostro Signor Desparcieux, Accademico dell'Accademia delle Scienze, realizzato e perfezionato. Osserva come tutte queste abitazioni vengono dotate dell'elemento più necessario e più utile alla vita. Quale pulizia, quale freschezza si sente nell'aria: guarda questi edifici pratici ed eleganti. Non si costruiscono più quei camini funesti, la cui caduta minacciava continuamente i passanti.
I tetti non hanno più quella pendenza gotica che, al minimo soffio di vento, faceva cadere le tegole nelle vie più frequentate.»
Siamo saliti in cima ad una casa da una scala bene illuminata. Che piacere mi fece, a me che amo i panorami e l'aria buona, trovare una terrazza ornata con vasi di fiori e coperta da un pergolato profumato. Le parti superiori di tutte le case avevano delle terrazze simili; in modo tale che i tetti, tutti alla stessa altezza, insieme formavano una specie di grande giardino: e la città vista dall'alto di una torre era come coronata di fiori, frutta e verdure. Non occorre dire che l'Hôtel-Dieu non era più rinchiuso nel centro della città. Se qualche straniero o qualche cittadino si ammalano fuori dal proprio paese o della propria famiglia, mi disse, non vengono imprigionati, come ai vostri tempi, in un letto tra un cadavere e un moribondo, per respirare l'alito velenoso della morte e trasformare un semplice inconveniente in una crudele malattia. «Abbiamo diviso l'Hôtel-Dieu in venti edifici diversi, situati nelle diverse periferie della città. Da queste posizioni l'aria malsana che esalava questo abisso d'orrore (33) viene dispersa e non è più dannosa per la capitale.» (33) - Seimila sventurati sono impilati nei saloni dell'Hôtel-Dieu, in cui l'aria non circola per niente. Il braccio del fiume che scorre accanto riceve tutte le immondizie, quest'acqua che contiene tutti i germi delle infezioni innaffia la metà della città. Nella parte del fiume che bagna il Quai Pelletier, tra i due ponti, numerosi tintori versano le loro tinture tre volte alla settimana. Ho visto l'acqua conservare il colore nero per più di sei ore. L'arco che forma il Quai di Gêvres è un focolaio pestilenziale. Tutta questa parte della città beve acqua infetta e respira aria avvelenata. Il denaro che si spende nei fuochi d'artificio sarebbe sufficiente per far cessare questa piaga. D'altronde i malati non vengono condotti in questi ospedali dall'indigenza estrema, non arrivano già abbattuti dall'idea della morte, soltanto per garantire loro la sepoltura. Vengono portati in questi luoghi perché le cure sono più veloci e più numerose che a casa propria. «Non si vede più quel miscuglio orribile, quella confusione rivoltante che annunciava più un ricovero vendicativo che un ricovero di carità. Ogni malato ha il suo letto e può morire senza accusare la natura umana. «Sono stati esaminati i conti degli amministratori. Oh vergogna! Che dolore! Che crimine orrendo, incredibile, sotto il cielo! Degli uomini snaturati s'ingrassavano con i beni dei poveri; erano felici dei dolori dei loro simili; avevano concluso un mercato vantaggioso con la morte ... «Mi fermo, il tempo di queste ingiustizie orrende è finito. L'asilo per gli sfortunati è rispettato come un tempio, su cui lo sguardo della Divinità si ferma con più disponibilità. I grandi abusi sono stati corretti, i poveri malati non devono combattere che con i mali procurati loro dalla natura. Quando si soffre soltanto di questa, si soffre in silenzio. (34) (34) - Un giorno ho camminato da solo, lentamente, nelle sale dell'Hôtel-Dieu di Parigi. Quale luogo è più adatto alla meditazione sull'uomo! Ho visto l'avarizia disumana onorata con il nome di carità pubblica. Ho visto moribondi più pigiati di quanto non dovrebbero esserlo nella tomba, mescolare i loro respiri e accelerare la morte dei tristi compagni della loro miseria. Ho visto che il dolore e le lacrime non intenerivano nessuno, la spada della morte colpire a destra e manca senza emettere alcun gemito, si sarebbe detto che abbatteva degli animali in una sessione nel macello. Ho visto uomini induriti da questo spettacolo che si meravigliavano che potesse emozionare. Due giorni dopo mi sono ritrovato nella sala dell'Opera. Che spettacolo dispendioso! Decorazioni, attori, musicisti, non era stato risparmiato niente per rendere la vista magnifica. Ma cosa diranno i posteri, quando sapranno che la stessa città aveva due luoghi così diversi? Ahimè! come possono esistere sullo stesso suolo! Uno non esclude per forza l'altro? Da quel giorno l'Accademia Reale di Musica mi rattrista l'anima; al primo colpo d'arco ho davanti ai miei occhi il letto disgustoso dei poveri malati. «I medici sapienti e caritatevoli non emettono sentenze di morte, prescrivendo a caso dei principi generici. Si danno la pena di esaminare ogni malato personalmente e la salute non tarda a rifiorire sotto il loro occhio attento e prudente. Questi medici sono tra i cittadini più stimati. E quale opera può essere più bella, più sacra, più degna per un essere virtuoso e sensibile, di quella che riannoda il filo delicato dei giorni dell'uomo, questi giorni fragili, fugaci, a cui un'arte prudente accresce la forza e aumenta la durata!» «E l'ospedale generale dove si trova?» «Non abbiamo più ospedali generali, niente più Bicêtre (35), né case di costrizione, o meglio, di rabbia. (35) - Nel Bicêtre c'è una sala che viene detta sala di contenimento; è un'immagine dell'inferno. Seicento sfortunati, schiacciati uno sull'altro, oppressi dalla loro miseria, dal loro infortunio, dallo scambio dei loro respiri, dai parassiti che li rosicchiano, dalla loro disperazione, e da una noia ancora più crudele, vivono fermentando una rabbia soffocata. È il supplizio di Mezenzio [Nell'Eneide, M. attaccava i cadaveri a degli uomini vivi, faccia a faccia, fino a farli morire. N.d.T.] moltiplicato per mille volte. I magistrati sono sordi alle lamentele di questi sfortunati. Abbiamo visto alcuni che hanno ucciso carcerieri, chirurghi o preti che li visitavano, solamente per la prospettiva di uscire da questo luogo d'orrore e riposarsi più liberi sulla ruota del patibolo. Si può dire che la morte è un atto meno barbaro di quello che viene fatto loro. O magistrati crudeli, uomini di ferro, uomini indegni di questo nome, voi oltraggiate l'umanità più di quanto lo abbiano fatto loro! I briganti con la loro ferocia non hanno mai eguagliato la vostra. Siate più disumani con una giustizia meno lenta, fate bruciare vivi questo branco di sfortunati. Vi risparmiereste la fatica di mantenere la vostra vigilanza sulla loro orribile schiavitù. Voi non sembrate fare altro che raddoppiarla. Cosa! si potrebbe mettere ai loro piedi una palla da cento libbre e farli lavorare in campi aperti. Ma no, sono delle vittime di un dispotismo arbitrario che si vuol nascondere agli sguardi di tutti ... Capisco. «Un corpo sano non ha bisogno di cauterizzazioni. Il lusso, come un acido caustico che brucia, aveva mandato in cancrena da voi le parti più sane dello stato ed il vostro corpo politico era coperto tutto da ulcere. Invece di chiudere pian piano questi posti vergognosi, voi li fate infettare ancora di più. Pensavate di soffocare il crimine sotto il peso della crudeltà. Eravate disumani perché non avete saputo fare delle buone leggi. (36) (36) - Eh! si, magistrati, la vostra ignoranza, la vostra pigrizia, la vostra fretta, sono la causa della disperazione del povero. Voi lo imprigionate per una sciocchezza, lo mettete insieme ad uno scellerato, lo amareggiate, gli avvelenate l'anima, lo dimenticate tra gli sfortunati; ma lui ricorda la vostra ingiustizia: come voi non avete tenuto conto della proporzione tra il reato e la punizione, lui vi imiterà e tutto per lui diventerà uguale. «Per voi era più facile tormentare il colpevole e lo sfortunato, piuttosto che prevenire il disordine e la miseria. La vostra violenza barbara non ha fatto altro che indurire i cuori dei criminali, vi avete fatto entrare la disperazione. E cosa avete raccolto? Lacrime, crisi di rabbia e maledizioni. Sembra che abbiate modellato i vostri manicomi su quell'orribile luogo che chiamate inferno, in cui dei ministri del dolore accumulavano le torture per l'orribile piacere di infliggere un lungo supplizio a degli esseri sensibili che si lamentavano. «Infine, per farla breve (mi potrei dilungare troppo), ai vostri tempi non si sapeva neanche come far lavorare i mendicanti, la scienza del vostro governo si limitava a rinchiuderli e farli morire di fame. Questi disgraziati che morivano di una morte lenta in un angolo del Regno, sono riusciti a far arrivare fino a noi i loro gemiti. Non abbiamo affatto disdegnato le loro oscure grida, hanno attraversato sette secoli e questo basso dispotismo è sufficiente a rivelarne altri mille.» Abbassai gli occhi e non osai rispondere, avevo assistito a queste turpitudini e non avevo potuto fare altro che gemere, non potendo fare di meglio. (37) (37) - Avrei soddisfatto il mio cuore e la giustizia denunciando questo attentato contro l'umanità, attentato orribile che si stenta a credere vero ma, ahimè, esiste ancora. Mantenni il silenzio per un po' e continuai dicendogli: «Ah! Non rinnovare le ferite del mio cuore. Dio ha riparato i mali che hanno fatto loro gli uomini, ha punito questi cuori duri, voi lo sapete ... ma andiamo avanti. Credo che abbiate lasciato sopravvivere uno dei nostri vizi politici. Parigi mi sembra popolosa come ai miei tempi; era stato calcolato che la testa era più grande tre volte per il corpo.» «Sono ben felice di dirti che il numero degli abitanti del Regno è aumentato della metà; che tutte le terre sono coltivate e quindi il capo si trova nella giusta proporzione con le sue membra. Questa bella città produce oggi tante grandi personalità, studiosi, uomini che si industriano in modo utile, dei bei geni, quanti ne producono tutte le altre città della Francia messe insieme.» «Ancora una parola, molto importante da sapere. Mettete ancora la polveriera quasi al centro della citta?» «Non siamo così imprudenti: ci sono abbastanza vulcani per illuminare la natura, non occorre costruirne altri artificiali che sono cento volte più dannosi. (38) (38) - Quasi tutte le città mantengono nel loro seno dei magazzini di polveri esplosive. I fulmini e mille altri incidenti imprevisti, anche sconosciuti, possono appiccare il fuoco. Mille esempi terribili (sembra incredibile!) non hanno finora corretto la specie umana. Duemilacinquecento uomini seppelliti recentemente sotto le rovine nella città di Brescia, forse renderanno i governi più attenti a un flagello, opera delle loro mani, che per loro sarebbe facile farcelo evitare.