
Lettera di dedica all'Anno
Duemila Quattrocento Quaranta
Augusto e rispettabile Anno che dovrai portare la Felicità sulla Terra, ahimè, non ti ho visto che in sogno.
Quando spunterai dal seno dell'Eternità, quelli che vedranno il tuo sole calpesteranno le mie ceneri e quelle di trenta Generazioni, estinte e scomparse man mano nell'abisso profondo della morte.
I Re che oggi siedono sui loro Troni non ci saranno più, la loro discendenza non esisterà più e tu, tu giudicherai questi monarchi morti e gli scrittori che vivevano sottomessi al loro potere.
I nomi degli Amici e dei Difensori dell'Umanità brilleranno onorati: la loro gloria sarà pura e radiosa.
Ma questa vile plebaglia di Potenti che avranno in qualsiasi modo tormentato la Specie Umana, affondati più nell'oblio che nella regione dei morti, non sfuggiranno alla vergogna, se non a favore del nulla.
Il pensiero sopravvive all'uomo: ecco la sua prerogativa più gloriosa!
Il pensiero sorge dalla sua tomba, prende un corpo che dura nel tempo, immortale.
E mentre i tuoni del Dispotismo cadono e si spengono, la penna di uno Scrittore supera l'intervallo dei Tempi, assolto o punito dai Maestri dell'Universo.
Io ho usato il potere che ho ricevuto alla nascita, ho studiato con la mia ragione solitaria le leggi, gli abusi, i costumi del paese in cui vivevo sconosciuto ed ignorato.
Ho conosciuto quest'odio virtuoso che l’Essere Sensibile deve all'Oppressore: ho detestato la Tirannia, l'ho fatta appassire, l'ho combattuta con tutte le forze che possedevo.
Ma, Augusto e Rispettabile Anno, ho cercato contemplandoti, di elevare ed infiammare le mie idee, che forse ai tuoi occhi non saranno altro che idee di schiavitù.
Perdonami!! Lo spirito del mio secolo preme su di me e mi circonda: regna lo stupore, la calma della mia patria assomiglia a quella delle Tombe.
Intorno a me quanti cadaveri colorati che parlano, che camminano, in cui il principio attivo della vita non ha mai immesso il minimo soffio!
Ormai anche la voce della Filosofia, stanca e scoraggiata, ha perduto la sua forza. Grida in mezzo agli uomini come all'interno di un immenso deserto.
Oh, se potessi suddividere il tempo della mia esistenza in due parti, scenderei immediatamente nella mia bara!
Come farei a meno con gioia di vedere i miei tristi, sfortunati contemporanei, per svegliarmi nel mezzo di questi giorni puri che tu dovrai far nascere, sotto questo cielo fortunato, in cui l'uomo sarà di nuovo in possesso del suo coraggio, della sua libertà, della sua indipendenza e delle sue virtù.
E purtroppo non ti posso vedere che in sogno, Anno così desiderato e richiesto dai miei desideri!
Vieni in fretta! Vieni ad illuminare la felicità del mondo!
Ma cosa dico? liberato dalla seduzione di un sogno piacevole sono in ansia, ahimè!
Ho paura che il tuo sole venga un giorno a splendere tristemente su un ammasso informe di ceneri e rovine!