Testi Ritrovati

CAPITOLO I
Parigi nelle mani di un vecchio Inglese


«Fastidioso amico, perché mi svegli?
«Ah, quale torto mi stai facendo! Mi togli un sogno di cui preferivo la dolce illusione alla luce importuna della verità.  
«Come era delizioso il mio errore, e non posso restarci immerso per il resto della mia vita! Ma no, eccomi ripiombato nel terribile caos da cui credevo essermi liberato.
«Siediti e ascoltami, finché il mio spirito è ancora pieno degli oggetti che lo hanno colpito.»

Ieri ho conversato ad un'ora molto tarda con questo vecchio Inglese, la cui anima è così sincera. Tu sai che mi piace l'uomo davvero inglese. Non si trovano in nessun posto degli amici migliori, non si trovano in nessun altro popolo degli uomini con un carattere così fermo e così generoso. Questo spirito di libertà che li anima li dota di una forza e una costanza rare negli altri popoli.

«La vostra nazione - mi disse - è piena di abusi così strani e molteplici che non si possono né concepire, né elencare, lo spirito si perde. Niente mi confonde di più però, di questo riposo, questa calma apparente che cova i terribili dibattiti delle guerre interne.
«La vostra capitale è un miscuglio incredibile. 

(2) - Tutto il Regno è dentro Parigi. Il Regno assomiglia ad un elefante rachitico. Tutti gli umori salgono nella testa e la ingrandiscono. Questa specie di bambini hanno più spirito degli altri, ma il resto del corpo è diafano ed esausto. Il bambino spirituale non vive a lungo.

«Questo mostro deforme è il ricettacolo dell'estrema ricchezza e della miseria eccessiva: la loro lotta è eterna. Quale prodigio! che questo corpo divoratore, che pure si consuma dappertutto, possa sopravvivere nella sua spaventosa diseguaglianza.

(3) - Qualcosa di ancora più stupefacente è il modo in cui sopravvive. Non è raro vedere un uomo che non saprebbe vivere con centomila lire di rendita, prendere in prestito del denaro da un altro che vive bene con cento pistole.

Nel vostro Regno si fa tutto per questa capitale: per lei si sacrificano delle città, delle province intere. Eh, cos'è se non un diamante circondato da letame! Che miscuglio incredibile di spirito e bestialità, di genio e di stravaganza, di grandezza e bassezza! Ho lasciato l'Inghilterra.

«Lascio l'Inghilterra, mi affretto, corro, credo di arrivare in un centro illuminato in cui gli uomini, unendo i loro diversi talenti, avrebbero dovuto far regnare insieme tutti i piaceri, e quella disponibilità, quella comodità che accrescono il loro fascino. Ma, Dio! come è stata delusa crudelmente la mia speranza! In questo posto in cui tutto abbonda, vedo delle persone infelici che soffrono la fame. In mezzo a così tante leggi sagge, vengono commessi mille crimini. Tra così tanti regolamenti di polizia, tutto è in disordine. Ovunque ci sono solo ostacoli, imbarazzi, usi contrari al bene pubblico.

«La folla rischia in ogni momento di essere schiacciata da questa immensa presenza di vetture, al cui interno sono portate a loro piacere persone che valgono infinitamente meno di quelle che fanno schizzare via e minacciano di schiacciare. Rabbrividisco appena sento i passi frettolosi di una coppia di cavalli che si precipita in avanti in una città popolata da donne in gravidanza, vecchi e bambini. In verità nulla è più offensivo per la natura umana di questa crudele indifferenza per i pericoli che si presentano ogni minuto. 

(4) - Primi abitanti della terra, avreste mai pensato che un giorno sarebbe esistita una città in cui si cammina senza pietà sugli sfortunati pedoni, un tanto a gambe e braccia?

I vostri affari vi chiamano vostro malgrado in un certo quartiere, da cui esala un odore fetido che uccide. Migliaia di uomini respirano per forza quest'aria avvelenata.

(5) - Gli Innocenti sono un cimitero per 22 parrocchie di Parigi. Vi vengono interrati dei morti da oltre mille anni. Avremmo dovuto metterli molto lontano dalle mura. Cosa è stato fatto? Vengono messi nel centro della città e, forse per paura che non siano frequentati abbastanza, sono stati circondati da negozi e mercati. C'è sempre una tomba aperta, una riempita, una in vista. Le nostre piccole amanti prenderanno la misura dei loro pompon e dei loro altri ciondoli sopra le ossa marce di un miliardo di morti.

«I vostri Templi scandalizzano invece di essere edificanti. Diventano luoghi di passaggio e talvolta peggio. Uno si siede lì solo per soldi: un monopolio indecente in un luogo santo in cui tutti gli uomini davanti all'Essere Supremo devono considerarsi almeno uguali tra loro. 
«Se copiate dai Greci e dai Romani, non vi manca soltanto lo spirito per rimanere con loro. Rovinate i loro modi, che sono semplici e nobili. Li guastate, dico, li sfigurate con la piccolezza delle vostre opinioni e con quella furia puerile che tutti voi avete per le cose piacevoli. Avete alcune opere teatrali che sono capolavori. Se dopo averli letti ho voglia di vederli rappresentati, non li riconosco più.

«Avete tre teatri bui e meschini. 
« Nel primo si canta ad alta voce. Venite sbalorditi magnificamente, il ridicolo macchinista è prodigo di miracoli che vi fanno sbadigliate. 
«Nel secondo vi fanno ridere, quando dovrebbero farvi piangere. I costumi sono sempre carenti, i vostri pietosi attori tragici, che nessuno si prende nemmeno il disturbo di criticare, hanno una tale fiducia quando il solo naso piatto o gigantesco sarebbe sufficiente a far svanire l'illusione più perfetta. 
«Quanto al terzo, sono dei burloni che talvolta scuotono la campana di Momo, talvolta guaiscono con ariette insipide. Tuttavia li preferisco ai vostri insipidi Commedianti Francesi, perché sono più naturali, di conseguenza più aggraziati, perché servono un po' meglio il pubblico; ma nello stesso tempo ammetto che bisogna essere stanchi del troppo tempo libero per divertirsi con le frivolezze che vendono.

(6) - C'è una differenza essenziale tra i Comici Francesi e Comici italiani. I primi si credono, con la migliore fede del mondo, delle persone di merito e sono insolenti. I secondi sono interessati e puntano solo al denaro. Gli uni per l'autostima vogliono controllare il gusto del pubblico; gli altri cercano di conformarsi ad esso per avarizia.

«Quello che mi fa sorridere di pietà è il fatto che simili persone, alle quali ognuno fa un qualche tipo di elemosina, ammucchiano in modo impertinente i loro giudici in una platea stretta, in cui in piedi e stretti l'uno contro l'altro, soffrono mille torture, e dove non gli viene neanche permesso di gridare che soffocano, quando stanno per rendere l'anima. 
«Un popolo che, anche nei piaceri, sopporta una servitù così imbarazzante, dimostra fino a che punto si può ridurre in schiavitù. Quindi tutti questi piaceri lodati da lontano, da vicino risultano disturbati, corrotti e, se si vuole respirare a proprio agio, si deve camminare sulla testa della moltitudine.
«Siccome non ho questo coraggio barbaro, addio, mi ritiro. Siate fieri di tutti i vostri monumenti belli che cadono in rovina, mostrate con ammirazione il vostro Louvre, il cui aspetto dovrebbe farvi più vergognare che onorare, soprattutto quando si vedono dovunque dei ninnoli brillanti che vi costano più per mantenerli di quanto vi costerebbe completare i vostri monumenti pubblici.

«Ma tutto questo non è ancora niente. Se mi soffermassi sulla sproporzione orribile delle fortune, se portassi alla luce i motivi segreti che la causano; se parlassi dei vostri costumi duri e superbi sotto una apparenza semplice ed educata. 

(7) - Se si tolgono quelli che si occupano di finanza, che sono duri e maleducati insieme, il resto dei ricchi non ha che uno di questi due difetti: o vi lasciano morire di fame educatamente, o vi danno qualche aiuto in modo rude.

«Se ricordassi l'indigenza del miserabile e l'impossibilità di uscirne conservando la propria onestà, se contassi le rendite acquisite da un uomo disonesto ed i gradi di considerazione di cui gode, man mano che diventa più furfante ... tutto questo mi porterebbe troppo lontano, buona sera.

(8) - In altri tempi non si aiutava l'uomo virtuoso, ma almeno lo si stimava. Oggi non è più così. Mi ricordo la risposta di una principessa al suo Intendente. Lei gli dette seicento lire di stipendio, lui si lamentò di non essere pagato abbastanza. Come faceva allora il vostro predecessore, gli domandò? È stato al mio servizio per appena dieci anni e si è ritirato con ventimila lire di rendita. Signora, lui vi derubava, rispose l'Intendente. Ebbene, Signore, replicò la Principessa, derubatemi.

«Parto domani, parto domani, vi dico: non posso restare ancora in una città così infelice, con tanti mezzi per non esserlo.

«Sono disgustato da Parigi come da Londra. Tutte le grandi città si assomigliano, Rousseau l'ha detto a voce alta. Sembra che gli uomini più si impegnano a fare leggi per essere felici vivendo in società, più si depravano e più aumentano la somma dei loro mali. Tuttavia si potrebbe pensare in modo ragionevole che dovrebbe essere il contrario; ma troppi sono interessati ad opporsi al bene generale. Vado a cercare qualche villaggio in cui, nell'aria più pura e con piaceri tranquilli, possa deplorare la sorte dei tristi abitanti di queste fastose prigioni che si chiamano città.» 

(9) - In questo torrente di mode, di fantasie, di divertimenti - tutti di breve durata, con l'uno che distrugge l'altro - l'animo dei grandi perde anche la forza di gioire, e diventa così incapace sia di sentire la grandezza e la bellezza sia di produrle.

Ebbi un bel ripetergli il proverbio popolare che Parigi non è stata fatta in un giorno, che tutto era già migliorato in confronto ai secoli precedenti. Ancora qualche anno, gli dicevo, e non avrete più niente da desiderare. Almeno se è possibile completare in tutta la loro estensione i diversi progetti che sono stati concepiti ...
«Ah! - mi replicò - ecco proprio il tic della vostra nazione. Sempre dei progetti! E ci credete! Voi siete Francese, amico mio; con tutto il vostro buon senso, siete stato conquistato dal gusto del territorio. 
«Ma, e sia: ritornerò a trovarvi quando tutti questi progetti saranno stati realizzati. 
«Da ora fino a quel tempo andrò a vivere altrove. 
«Non amo affatto vivere tra tanti scontenti, tanti disgraziati, la cui vista mi spezza il cuore. 

(10) - Non esiste alcuna istituzione in Francia che non tenda al danno della nazione.

«Vedo che sarebbe facile rimediare ai mali più urgenti ma, credetemi, non si rimedierà. I mezzi sono troppo semplici per utilizzarli, si eviterà, ci scommetto. 
«Farò ancora un'altra scommessa, la sacra parola umanità si ripete tra voi con tanta affettazione, per evitare di adempiere i doveri che contiene.

(11) - Guai allo scrittore che adula il suo secolo e finisce per addormentarlo, che lo culla con la storia dei suoi eroi antichi e delle virtù che non ha più.
Sminuisce il male che lo indebolisce e lo divora, e come un ciarlatano abile e cortigiano gli fa credere che ha una fronte radiosa di salute, mentre la cancrena sta per dissolvere le sue membra. Lo scrittore coraggioso non pronuncia questa menzogna dannosa, grida!
O miei concittadini! No, non assomigliate ai vostri padri, siete educati e crudeli, non avete il coraggio di grandi colpe, i vostri crimini sono piccoli, come voi.

«È da tanto tempo che non peccate più per ignoranza, non cambierete mai. Addio.»

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