
CAPITOLO III
Mi rivesto nel negozio dell'usato
Ero molto imbarazzato per il mio aspetto. Il mio studioso mi disse:
«Sorprendente vegliardo, mi offro volentieri a farvi da guida. Ma iniziamo, vi prego, entrando nel primo negozio di abiti di seconda mano che incontreremo, perché - aggiunse con franchezza - non vi potrei accompagnare se non foste vestito in modo decente.
«Ammetterete che, per esempio, in una città ben controllata, in cui il governo impedisce tutti i duelli e risponde della vita di ogni individuo, è inutile, per non dire indecente, intralciare le gambe con un'arma mortale e mettere una spada al fianco per andare a parlare con Dio, con le donne e con gli amici: è quello che potrebbe fare il soldato in una città assediata.
«Al vostro tempo eravate ancora legati al vecchio pregiudizio della cavalleria gotica, era un punto d'onore portare sempre un'arma offensiva. Ed ho letto in una delle opere dei vostri tempi che anche un debole vecchio metteva in vista un ferro inutile.
«Com'è imbarazzante e malsano il vostro abbigliamento! Le vostre spalle e le vostre braccia sono imprigionate, il vostro corpo è compresso, il vostro petto è stretto, non respirate. E ditemi per favore, perché esporre le vostre cosce e le gambe alle intemperie delle stagioni?
Ogni tempo porta delle mode nuove. Ma mi sbaglio alla grande o la nostra è sia piacevole che salutare: guardate».
In effetti il modo in cui era vestito, sebbene nuovo per me, non aveva niente che non mi piacesse. Il suo cappello non aveva più questo colore triste e lugubre, né questi corni imbarazzanti. (15)
Non restava che la calotta, abbastanza profonda per tenerla sulla testa, ed era circondata da un rigonfiamento. Questo, arrotolato con grazia, restava piegato su se stesso quando era inutile, ma poteva essere srotolato e allungarsi secondo il desiderio di chi lo portava, per proteggerlo dal sole o dal tempo cattivo.
I suoi capelli ben intrecciati formavano un nodo dietro la sua testa ed una leggera polvere li lasciava con il loro colore naturale. (16)
Questo semplice acconciatura non presentava affatto una piramide ricoperta di pomate e orgoglio, né queste ali tristi che danno un'aria spaventosa, né questi riccioli immobili, che, lungi dal rappresentare una capigliatura ondeggiante, non hanno altro merito che quello di una rigidità senza espressione e senza grazia.
Il suo collo non era più strangolato da una fascia stretta di mussola, era circondato da una cravatta più o meno calda, secondo la stagione. (17)
Le sue braccia godevano di tutta la loro libertà all'interno di maniche non troppo larghe e il suo corpo vestito semplicemente da una specie di sopraveste, era coperto da un mantello a forma di tunica, il cui uso si rivelava utile in tempi piovosi o freddi.
Una lunga sciarpa cingeva i suoi lombi e procurava un calore uniforme. Non aveva nessuna di quelle giarrettiere che tagliano i garretti e danno noia alla circolazione. Una lunga calza dai piedi arrivava fino alla vita, una soletta comoda circondava il suo piede con la forma di uno stivale.
Mi fece entrare in un negozio in cui mi proposero di cambiare i vestiti. Il sedile su cui mi riposai non era come quelle sedie cariche di stoffe, che ci fanno stancare invece di farci rilassare; era una specie di divano corto, rivestito di stuoia, fatto in pendenza, appoggiato su un perno che seguiva il movimento del corpo. Non potevo credere di essere in un negozio di seconda mano, dato che non parlava affatto d'onore e di coscienza, ed il suo scopo era molto chiaro.