Testi Ritrovati

CAPITOLO IV
I Facchini

La mia guida si rendeva sempre più affabile. Pagò le spese che avevo fatto nel negozio. Erano equivalenti ad un Luigi della nostra moneta che tirai fuori dalla mia tasca. Il mercante promise di conservarlo come un moneta antica. Si pagava in contanti in ogni negozio, e questo popolo, amico di una scrupolosa onestà, non conosceva affatto la parola credito, che in un modo o in un altro serviva da velo per una canaglia industriosa. L'arte di fare dei debiti e di non pagarli non era più la scienza delle persone del bel mondo.

(18) - Carlo VII, Re di Francia, trovandosi a Bourges si fece fare un paio di stivali, ma siccome lo stavano incalzando, l'Intendente entrò e disse al calzolaio: «Portate via il vostro lavoro, non potremo pagare questi stivali per qualche tempo. Sua Maestà può camminare ancora un mese con i vecchi.»
Il Re approvò l'operato dell'Intendente, meritava di avere un uomo così al suo servizio.
Cosa penserà, leggendo questo, il giovane mascalzone che si riscalda, ridendo tra se stesso, per aver trovato ancora una volta un povero operaio da ingannare: disprezza l'uomo che gli mette le scarpe ai piedi e che lui non paga, e corre a sperperare l'oro nei rifugi della dissolutezza e del crimine.
Eppure la bassezza della sua anima non appare sulla sua fronte, su quella fronte che non arrossisce affatto nel cambiare direzione ad ogni angolo di strada per evitare di essere visto da un creditore! 
Se tutti quelli di cui è debitore per i vestiti che porta lo fermassero ad un incrocio e riprendessero quello che appartiene a loro, cosa gli resterebbe per coprirsi?
Vorrei che tutti quelli vestiti con un abito al di sopra delle loro possibilità fossero obbligati con pene severe, per camminare sui marciapiedi di Parigi, a portare con sé in tasca la ricevuta del sarto.

Uscendo dal negozio la folla mi circondava ancora, ma gli sguardi delle persone non avevano niente di beffardo o di offensivo. Solo sentivo sussurrare da tutte le parti nelle orecchie: «Ecco l'uomo che ha settecento anni! Come deve essere stato sfortunato nei primi anni della sua vita!»

(19) - Colui che ha in mano l'esercito di uno Stato, colui che ha in mano le finanze, è un despota con tutto il significato del termine, e se non riesce a piegare tutto, è perché non sempre gli conviene usare tutta la sua potenza.

Ero stupito di trovare tanta pulizia e così poca confusione nelle strade, si sarebbe detto il giorno del Corpus Domini. La città sembrava tuttavia straordinariamente popolata.

In ogni strada c'era un agente che sorvegliava l'ordine pubbico; dirigeva il traffico delle carrozze e quello degli uomini con dei fardelli; apriva un passaggio libero soprattutto a questi ultimi, il cui carico era sempre proporzionato alle loro forze. 

Non si vedeva un miserabile ansimante, tutto sudato, gli occhi rossi e la testa compressa, gemere sotto un peso che, in un popolo umano, sarebbe stato adatto solo ad una bestia da soma. I ricchi non si prendevano gioco dell'umanità con qualche pezzo di moneta. Si vedeva ancora meno il sesso delicato e debole, nato per adempiere dei compiti più dolci e più felici, rattristare gli sguardi dei passanti trasformandosi in facchino: non si vedeva nessuna nei mercati pubblici forzare la natura ad ogni passo e accusare la barbara insensibilità degli uomini, silenziosi spettatori del loro lavoro. Ritornate ai compiti del loro stato, le donne adempivano l'unica cura imposta loro dal Creatore, quella di fare bambini e consolare dalle pene della vita quelli che le circondano.

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