Testi Ritrovati


Paradossi, cioè sentenze fuori del comun parere
novellamente venute in luce

Nel tardo autunno del 1543 Ortensio Lando si recò a Lione e, stimolato dal mecenate Collatino di Collalto, pubblicò il suo primo testo in italiano: i “Paradossi, cioè sententie fuori del comune parere, novellamente venute in luce, opera non men dotta, che piacevole, et in due parti separata”, la sua opera più nota.
Il testo fu diviso in due libri, il primo con 14 paradossi, il secondo 16, senza il nome dell’autore. Alla fine è presente un’iscrizione enigmatica: SUISNETR OHTABEDUL, letta alla rovescia diventa “Hortensius ludebat”.

Nelle ultime pagine viene riportata una Lettera ai cortesi lettori di Paulo Mascranico in cui è indicato come autore M.O.L.M. (cioè Messer Ortensio Lando, Medico o Milanese) soprannominato “Il Tranquillo” (il nome accademico di Ortensio).

Nonostante la notevole fortuna, in particolare in Francia e Inghilterra fino al XIX secolo, in Italia la censura ecclesiastica ostacolò la diffusione delle opere di Ortensio. In Spagna la censura prese di mira soprattutto i Paradossi.

 

VERSIONE ORIGINALE

Paradossi, cioè sentenze fuori del comun parere novellamente venute in luce.

OPERA NON MEN DOTTA CHE PIACEVOLE, IN DUE PARTI SEPARATA. CON L'INDICE DELLE COSE DEGNE DI MEMORIA, DI NUOVO AGGIUNTO.
IN  VENETIA  MDLXIII

TRADUZIONE IN LINGUA MODERNA

Paradossi, cioè sentenze fuori del pensiero comune, venute di nuovo alla luce.

Opera non meno dotta che piacevole, divisa in due parti. Con aggiunto l'indice delle cose degne di memoria.
Venezia 1563

IL PRIMO  LIBRO DE  PARADOSSI

PARADOSSO I
Che miglior sia la povertà che la ricchezza

PARADOSSO II
Che meglio sia l’essere brutto, che bello

PARADOSSO III
Meglio è d'esser ignorante, che dotto

PARADOSSO IIII
Meglio è d'esser ceco, che illuminato,

PARADOSSO  V
Meglio è d'esser pazzo, che savio.

PARADOSSO VI.
Che mala cosa non sia se un Principe perda il stato

PARADOSSO VII
Esser miglior l'ubriachezza che la sobrietà

PARADOSSO VIII
Meglio è avere la moglie sterile che feconda

PARADOSSO IX
Meglio è vivere mandato in esilio che dimorare lungamente nella patria

PARADOSSO X
Meglio è l'esser debole e mal sano che robusto e gagliardo

PARADOSSO XI
Non essere cosa detestabile né odiosa la moglie disonesta.

PARADOSSO XII
Meglio è piangere che ridere

PARADOSSO XIII
Essere migliore la carestia che l'abbondanza

PARADOSSO XIIII
Meglio è morire che lungamente campare

IL SECONDO LIBRO DE PARADOSSI

PARADOSSO  XV
Che meglio sia nascere nei luoghi piccioli che nelle popolose città.

PARADOSSO XVI
Che meglio sia abitare nell'humil case che nei grandi palagi

PARADOSSO XVII
Che mala cosa non sia l’esser ferito e battuto

PARADOSSO XVIII
Non è cosa biasimevole né odiosa l'esser bastardo

PARADOSSO XIX
Meglio è d'essere in prigione che in libertà

PARADOSSO XX
Esser migliore la guerra che la pace

PARADOSSO ΧΧΙ
Non esser da dolersi se la moglie si muoia, e troppo stoltamente far chiunque la piange

PARADOSSO XXII
Meglio è non avere servitori che averne

PARADOSSO XXIII
Che meglio sia nascere di gente humile, che di chiara e illustre

PARADOSSO XXIIII
Esser miglior la vita parca della splendida e sontuosa

PARADOSSO XXV
Che la donna è di maggior eccellentia che l’huomo

PARADOSSO  XXVI
Che meglio sia d'esser timido, che animoso & ardito

PARADOSSO  XXVII
Che l'opere del Boccaccio non sieno degne d'esser lette , ispetialmente le dieci giornate

PARADOSSO XXVIII
Che l'oppere quali al presente habbiano sotto nome di Aristotele, non sieno di Aristotele

PARADOSSO  XXIX
Che Aristotele fusse non solo un'ignorante,ma anche lo più malvagio huomo di quella età

PARADOSSO XXX
Che M. Tullio sia non sol ignorante de Filosofia, ma di Retorica, di Cosmografia, e dell'istoria

IL PRIMO  LIBRO DE  PARADOSSI

PARADOSSO I:
La povertà è migliore della ricchezza

PARADOSSO II:
È meglio essere brutto che bello

PARADOSSO III
È meglio essere ignorante che dotto

PARADOSSO IV
È meglio essere cieco, che vedente

PARADOSSO V
È meglio essere pazzo, che saggio.

PARADOSSO VI
Non è una cosa cattiva se un Principe perde il suo stato

PARADOSSO VII
L'ubriachezza è meglio della sobrietà

PARADOSSO VIII
È meglio avere la moglie sterile che feconda

PARADOSSO IX
È meglio vivere in esilio che risiedere a lungo nella patria

PARADOSSO X
È meglio esser debole e malsano piuttosto che robusto e gagliardo

PARADOSSO XI
Avere la moglie disonesta non è cosa detestabile né odiosa

PARADOSSO XII
È meglio piangere che ridere

PARADOSSO XIII
La carestia è migliore  dell'abbondanza

PARADOSSO XIV
È meglio morire piuttosto che vivere a lungo

IL SECONDO LIBRO DE PARADOSSI

PARADOSSO  XV
Meglio nascere nei paesi piccoli piuttosto che nelle popolose città

PARADOSSO XVI
Meglio abitare nelle case umili piuttosto che nei grandi palazzi

PARADOSSO XVII
Essere ferito e battuto non è un fatto cattivo

PARADOSSO XVIII
Essere bastardo non è cosa biasimevole né odiosa

PARADOSSO XIX
Meglio stare in prigione che in libertà

PARADOSSO XX
La guerra è meglio della pace

PARADOSSO ΧΧΙ
Se la moglie muore non è il caso di addolorarsi e chi che la piange si comporta in modo molto stupido

PARADOSSO XXII
Meglio non avere servitori che averne

PARADOSSO XXIII
È meglio nascere da gente umile, piuttosto che da nobile e illustre

PARADOSSO XXIV
La vita parca è migliore di quella splendida e sontuosa

PARADOSSO XXV
La donna è più eccellente dell’uomo

PARADOSSO  XXVI
È meglio esser timido, piuttosto che animoso e ardito

PARADOSSO  XXVII
Le opere del Boccaccio non sono degne d'esser lette, soprattutto il Decamerone

PARADOSSO XXVIII
Le opere che oggi sono ritenute scritte da Aristotele, non sono di Aristotele

PARADOSSO  XXIX
Aristotele non solo era un ignorante, ma anche l'uomo più malvagio dei suoi tempi

PARADOSSO XXX
M. Tullio Cicerone non era solo ignorante di Filosofia, ma anche di Retorica, di Cosmografia e di Storia

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